Ombellicolo









La prima e più bella cicatrice dell’uomo è l’ombelico. 
La più profonda anche se vogliamo.

E così si nasce, con la prima di una lunga serie di ferite, delle quali poi, ne resta solo una minima traccia, come di noi, del resto.
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Pelle

C’eri una volta, uomo.

Fin da quand’eri scimmia c’eri.
Nascosto sotto il folto pelo il tuo ingegno
ti ha permesso di crescere umano.
E sempre più distante dal ricordo animale ti lustri e ti lisci
per non rassomigliare più a te stesso.

C’eri una volta uomo,
con le unghie sporche di terra
e gli occhi che tendevano alla conoscenza.

Cosa sei ora? Uomo non più.
La tua pelle é pergamena dalla quale
cancelli ogni giorno la scienza.
E beffa della natura, ti bruci
al finto sole seminando denaro
e coltivi un’inutile forza come un tempo facevi col grano.

Dov’é il tuo ardore, uomo?
Dov’é la meravigliosa mente che ti ha guidato fin qui?
Non sei più parte della terra che abiti.
Non sei più parte della pelle che abiti.
Non sei più.
Uomo.

Vota sì per dire no. Affascinante!

Uccidere chi viene dall’esterno è facile, perché, essendo quest’uomo abituato alla gran luce dell’esterno, sarebbe costretto a contendere nei tribunali o altrove sulle ombre del giusto, con persone che la dikaiosyne (la giustizia come virtù personale) non l’hanno veduta mai. 
Platone, Repubblica, 514 a-517 a

Dentro una dimora sotterranea a forma di caverna il Governo chiamò il Popolo all’appello, per porgli nuovamente la solita questione.
“Non vuoi?” chiese il Governo infido con gli occhiali scesi.
Umile il Popolo, stringendo il cappello tra le mani, rispose: “NO!” E poi, facendo un passo avanti: “non voglio no!”
“Bene!” fece il Governo posando i piedi sul tavolo “dunque sia messo agli atti che il Popolo ha detto NO, ciò significa che NON NON VUOLE, ovvero che VUOLE”
Fu allora che il Popolo capì di essere stato nuovamente imbrogliato, e sconfortato indossò da solo le sue catene e continuò a stare davanti al televisore.

UN FINALE ALTERNATIVO?
Fu allora che il Popolo capì di essere stato nuovamente imbrogliato, e irato rovesciò la scrivania di rovere schiacciando finalmente quel grasso, lurido ed opulente aspide.
Uscì dalla grotta e imparò a guardare il sole