Pelle

C’eri una volta, uomo.

Fin da quand’eri scimmia c’eri.
Nascosto sotto il folto pelo il tuo ingegno
ti ha permesso di crescere umano.
E sempre più distante dal ricordo animale ti lustri e ti lisci
per non rassomigliare più a te stesso.

C’eri una volta uomo,
con le unghie sporche di terra
e gli occhi che tendevano alla conoscenza.

Cosa sei ora? Uomo non più.
La tua pelle é pergamena dalla quale
cancelli ogni giorno la scienza.
E beffa della natura, ti bruci
al finto sole seminando denaro
e coltivi un’inutile forza come un tempo facevi col grano.

Dov’é il tuo ardore, uomo?
Dov’é la meravigliosa mente che ti ha guidato fin qui?
Non sei più parte della terra che abiti.
Non sei più parte della pelle che abiti.
Non sei più.
Uomo.

Eclissi

Silente di notte disvela
lenta si spoglia dal velo
e rivela.

Occhieggia dal cielo giuliva
scoprendo il sorriso, riluce.

Mezzora è un mese di luce.

[La vecchia il filo ricuce
e rinasci che eri bambino]

Ti credo vicino.
Ammiri la magica eclissi
e la guardi tradirsi
(“sorride la luna!”)

Ma tristi
i tuoi occhi riflettono il sole
che brilla anche se muore

Ai miei nonni
15 Giugno 2011

Novembre

Spio il panorama
nascosta dietro il mio riflesso.


Si rincorrono gli alberi spogli delle siepi murarie;
rallentano poi i casolari
per essere ammirati dal treno di passaggio

S’alternano ampi campi assopiti e fabbriche grigie
e strade e tralicci
e paesi e siepi
e campi e strade e città e campi ancora.

Un po’ d’acqua.
Lento vischioso avanza
portando con sè sassi di chissà dove.

[E terra e alberi e paesi
e casolari e fabbriche e strade
e campi ancora]

Un pallido sole oggi ha deciso di iniziare le prove per l’estate,
ma novanta soli e novanta piogge almeno
serviranno perchè questa ritorni.

[Campi assopiti sotto la galaverna]

A Bologna o Chissaddove l’inverno ha fatto la sua entrata
nel desolato palcoscenico umano.


Plausi e fiori per la meravigliosa interpretazione, soprattutto per il Freddo, attore protagonista; degna di nota anche la Neve, molto più che mera comparsa, ha lasciato un segno che pare quasi indelebile sotto il Pallido Sole; questi invece, ormai chiaramente stanco, cerca una replica fuori stagione, regalandoci solo nostalgica malinconia.


Il mio occhio si allunga cercando un punto di fuga per trovare nuove prospettive.
[Guarda lontano per non vedere sè]

Osservo il paesaggio cercando le geometrie del tuo volto,
ti cerco tra tanti a Bologna Centrale
e la notte nuovamente a Firenze.

Se solo un giorno ci incontassimo in treno,
per caso.
Ed ecco l’immagine di te seduto qualche sedile più in là:
[i volti feriti dal tempo e gli occhi stanchi]
nel Novembre della nostra esistenza.


[Sfogliando una vecchia agenda ti ho ritrovato. E mi è piaciuto]