DIYogurt. Ovvero l’amico Lussac e il mio primo otto in una materia scientifica

Sarà perché ne ho un riscontro immediato, sarà perché “ce piace magnà”, fatto sta che da sempre la cucina DIY mi dà una soddisfazione pazzesca.
Sopratutto quando si usa la testa.

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Premesso che io a 13 anni ho scelto il liceo scientifico perché “vado male in matematica, e siccome a scuola si va per imparare, è meglio scegliere un indirizzo in cui si hanno un sacco di lacune”, e premesso che per fortuna la metodologia di scelta non si è ripetuta anche all’università; andiamo a vedere come faccio lo yogurt.

Il ricordo di mio nonno Vito si racchiude in un boccale di yogurt e un colino sporco. Avevo meno di quattro anni quando la mattina entrava altissimo dalla porta della cucina, e mentre facevamo colazione, in cima al tavolo filtrava lo yogurt in un boccale gigantesco. Aveva una specie di lentiggini sulle mani.

E così noi nipoti più grandi siamo cresciuti con la fissa dello yogurt fatto in casa, parlo almeno di me e mia sorella. E dopo sporadici tentativi, anche io ho trovato la mia strada per lo yogurt: la pentola a pressione.

Da quel che ricordo Lussac sosteneva che pressione, volume e temperatura sono legati da una costante, ma tutto ciò lo sapeva perchè sicuramente la sua mamma cucinava la ratatouille con il digestuer, ovvero con la prima pentola a pressione inventata da Denis Papin nel 1679.
La pentola a pressione, come dice il nome stesso, sfrutta la pressione per elevare la temperatura di ebollizione e far cuocere prima gli alimenti. Ciò accade perché grazie alla chiusura ermetica il vapore non esce, e dunque aumenta la pressione. E come ci ha confermato poi l’amico Lussac, se aumenta la pressione, aumenta anche la temperatura. Insomma, sono direttamente proporzionali, o giù di lì.

Per questo motivo, o per un altro che mi sfugge, diventa un’ottima yogurtiera: la temperatura al suo interno rimane più o meno costante, e per evitare dispersioni ci aggiungo una sciarpa e la infilo in forno. Spento.

Quindi in sostanza io scaldo un po’ il latte, ad una temperatura un appena più alta di quella della mia mano
Ci verso lo yogurt bianco, circa un vasetto
Lo mescolo con del miele, perché mi piace così
Lo distribuisco nei vasetti dei sottaceti, perché quelli ho.

Poi entra in gioco il compagno Papin

Pronti per essere infornati

Pronti per essere infornati

Prendo la pentola a pressione
rivesto l’interno con una sciarpa di lana
posiziono i vasetti con i coperchi allentati, giusto perché i pelucchi mi fanno schifo nello yogurt
sigillo i coperchio della pentola a pressione
e la infilo nel forno appena tiepido (circa 30°). Il forno è spento!

Chiudo e me la dimentico lì per otto ore (anche sedici, quando me la dimentico veramente).

E lo yogurt è fatto.

Consigli per sopravvivere al diyogurt:

  • Non usare latte uht, lo yogurt a volte viene liquido

    i miei vasetti nella pentola a pressione

    i miei vasetti nella pentola a pressione

  • Non versare troppo yogurt, viene grumoso
  • Non scordare di spegnere il forno, potrebbe succedere un casino!
  • Non scaldare troppo il latte, viene uno schifoe infine
  • Non scrivere mai un post mentre il cane ti lecca i piedi, viene uno schifo.
    Proprio come questo.
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8 pensieri su “DIYogurt. Ovvero l’amico Lussac e il mio primo otto in una materia scientifica

  1. il nonno faceva quello che ora chiamiamo Kefir, a partire dai fermenti lattici vivi.. e io lo yogurt lo faccio con una fantastica yogurtiera essenziale a corrente, ma ancora vado in giro cercando i fermenti lattici per poter riprendere il quotidiano rito mattutino del nonno… qui ci starebbe anche un cuoricino… 😉

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