Lettera ai fratelli

Cari fratelli,
Vi ho scritto ormai migliaia di lettere, senza risposta alcuna. A questo punto credo che anche voi siate partiti per la vostra missione, mi rattrista l’idea di non sentirvi mai più.
Qui non me la passo tanto male. Ci sono molti animali da addomesticare, il che rende le giornate dure di fatica, ma noto ogni giorno dei miglioramenti, e ciò mi sprona a restare. Certo non pensavo che partire per terre lontane sarebbe stato così. Così faticoso, così impegnativo e così difficile. Tutti sappiamo che se sono stato scelto un motivo c’é, un volere superiore che non ci é dato sapere, e dunque mi impegno ogni giorno al massimo per riportare la civiltà tra gli uomini e i loro simili.
La famiglia che mi é stata donata é composta da due o tre elementi femminili, non ho ancora capito quali rapporti di parentela intercorrano, ma suppongo siano una madre, la più matura, e due figlie. (Credo raggiungano la maturità in tempi diversi dai nostri, più lenti ovviamente).
Come vi ho già accennato, la lingua qui non mi é d’aiuto, e non riesco a imparare quella locale, da mesi ormai comunichiamo a gesti.
La madre comunque é la più diligente e affidabile, tant’é che sono riuscito ad addomesticarla fin da subito -non so neanche io come-. Ogni qualvolta mi avvicino ad una porta chiusa, ad esempio, ha imparato ad aprimermela, e questo mi sembra un ottimo inizio. Solo raramente sono stato costretto ad alzare la voce o a sfiorare l’uscio. Purtroppo invece non ha ancora capito che il piatto sacro delle offerte deve rimanere sempre pieno: essendo abituato a meditare molto, con questa missione consumo molte calorie in più, ho dunque bisogno di sostentamento immediato.
-Sono quasi certo che non conoscano la nostra origine sacerdotale-
Le figlie sono meno mansuete: a causa delle loro prolungate assenze sono rimasto indietro con il programma rieducativo, dunque invece di provvedere ai piccoli compiti quotidiani che do loro, come ad esempio pulire il rigurgito, sono solite infastidirmi mentre medito.
Così almeno una volta al giorno sono costretto a farle giocare con nastri e tappi, mostro loro come cacciare sperando che così imparino presto a difendersi dalle bestie feroci.
Ho la sensazione che non mi prendano sul serio. Emettono suoni acuti, parrebbero di divertimento più che di apprendimento.
Le persone non sono animali seri. Questo posso dirlo a gran voce!
Come vi dicevo non ho un attimo di quiete, soprattutto a causa del quarto membro della famiglia. É un quadrupede, inferiore nonostante porti la coda. La sua specie é fortemente chiassosa e maleducata, nonché ignorante. Mi sono trovato a passare alla violenza a causa della impetuosità del suo carattere.
Non vi nascondo che spesso ho battuto in ritirata, rifugiandomi nel punto più alto disponibile, questo animale infatti é inferiore sia di intelletto che di capacità motoria.
-E mi lecca, perdio! Mi lecca mentre medito!-
Credo che la sua demenza lo porti ad essere in amicizia con l’uomo. I cani, così li chiamano, giurano loro fedeltà e fanno perfino la guardia. Questo non mi dispiace, così facendo, nonostante l’astio, protegge la sacralità del mio corpo da eventuali intrusi.
Quando mi ritrovo solo durante i giri di ricognizione sono tentato di mollare tutto fuggire lontano. Ma poi ricordo le parole della grande maestra, nonché genitrice, e mi convinco a restare.
Vi chiedo scusa, oh fratelli, se ritorno in argomento, ma il cane mi esaspera. Cerco in voi uno sfogo e un consiglio, nel caso riceviate questa lettera.
Temo infatti che abbia compreso il mio linguaggio al contrario. Vi sottopongo un caso esemplare: per manifestare disappunto sono solito dondolare la coda in modo frenetico, e pare che gli uomini reagiscano bene a tale manifestazione. Il cane al contrario la dondola a sua volta. In luogo di rabbia intende gioco. (Stupido essere inferiore!). Questi sono i momenti in cui mi vedo costretto a passare alla violenza, e non vorrei. La Natura sola sa quanto non vorrei!
Cerco di apprendere nuovi metodi educativi per riportarli allo stato naturale, per reintrodurre la civiltà perduta. Perché é questa la nostra missione, e ci riusciremo. Non é vero?
Di recente ho provato con il sit-in, soprattutto quando si incantano davanti alla carta o agli schermi. Mi intrometto, attiro la loro attenzione, cerco di interrompere la loro azione. Mi antepongo per incanalare le loro menti verso di me, sommo sacerdote della natura.
Non domandatemi ancora dei risultati, fratelli, gli uomini si infastidiscono per questo atteggiamento e mi allontanano. Così per ristabilire il contatto, mi avvicino fino a sedermi sulle loro gambe. Ho notato che quando emetto un determinato suono si rilassano.
Credo proverò ad usarlo per l’ipnosi.
Ora devo lasciarvi, pare vi siano ospiti, e non é il caso che mi scoprano.
Sempre vostro
Felix
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