Descrivere lo stesso luogo da un punto di vista positivo e negativo

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La stanza sarebbe anche grande, peccato per l’arredamento.
A destra, soffocato da un lenzuolo ghepardato, giace inerme un vecchio letto: il materasso è di almeno venti centimetri più lungo e più largo della rete sottostante, così che, chiunque affidasse il proprio sonno a quell’ammasso di lana traditore, precipiterebbe a terra.
Questa sorta di installazione di arte contemporanea comunemente definita “branda”, è sovrastata da un enorme, immenso, spropositato armadio bianco, che senza alcun ritegno occupa la parete intera.
Travolta da tanto cattivo gusto, scorro lo sguardo verso sinistra; parallela alla porta c’è l’unica finestra della camera: i grandi vetri reggono a fatica una pesante mantovana di legno scuro, che pare incombere sul malcapitato osservatore. Tra una macchia di polvere, uno schitto d’uccello e del silicone incrostato, cerco di scorgere il palazzo di fronte: rinuncio all’impresa e passo oltre. La visione dell’oggetto posato sopra la tipica angoliera della nonna toglie ogni dubbio esistenziale: al peggio non c’è davvero mai fine.
E’ un grosso cristallo di sale, sotto lo strato pluridecennale di polvere si riesce ad indovinare un vago color rosa salmone; lo studio con meraviglia: è incredibilmente brutto!
Dalla base infatti spunta un cavo elettrico, insomma, qualche amante dei minerali, o del cattivo gusto, aveva estratto e sviscerato il povero cristallo, per poi riempirlo, come fosse una faraona, con una misera lampadina, trasformando quindi una meraviglia della natura in una mostruosa lampada ornamentale (troppo piccola per essere utile e troppo grande per rimanere nascosta). Così ripenso alla signorina Agata, un po’ per il nome, un po’ per la forma, un po’ per la quantità di cipria, ma soprattutto per i modi: entrambe infatti si illuminano solo di notte, posate in un angolo sporco di un crocevia, ostentando una vuota bellezza rovinata dagli uomini.
I muri, anche se spogli, portano con sé la storia della casa: l’ombra di un quadro, l’impronta di un piede; l’intonaco è talmente intriso di nicotina e polvere che risulta qua e là macchiato di bianco.
Riposa in pace, lì, supino, un armadietto, che colpito a morte da una crisi di identità si è trasformato in cassapanca – lo salutano con affetto scaffali e sportelli-.
Accanto alla porta c’è infine un mobile sospetto, coperto da un foulard ghepardato, tanto perchè il letto non sia il solo a patirne la pena; è un freezer parcheggiato in attesa di nuova sistemazione.
Me ne vado ad occhi bassi, in fin de conti le piastrelle grigio topo non sono così male.

(+)

La camera è davvero grande!
Sulla destra c’è un armadio bianco molto spazioso che occupa tutta la parete esterna, così da rendere l’ambiente ancora più grande e confortevole. Ci sono ripiani, cassetti, e ben quattro vani  per appendere vestiti e cappotti. Il mobile è una struttura a ponte piuttosto nuova, racchiude come in un abbraccio il letto, che tra l’altro è di almeno venti centimetri più lungo e più largo del normale: finalmente più spazio per dormire!
Di fronte alla porta una grande finestra che regge sopra di sé, come fosse una corona, un’ampia mantovana di legno che dona a tutta la stanza quel senso di calore domestico che solo il legno può dare.
Lì accanto, un’angoliera, proprio come quella che teneva mia nonna in ingresso, ma al posto delle vecchie foto di famiglia, c’è una simpatica abat-jour ornamentale. E’ un grosso cristallo di sale al quale hanno inserito una lampadina. Essendo rosa salmone regalerà sicuramente una luce tenue, adatta ad una serata passata davanti ad un film. E’ proprio carina, credo le darò il nome di mia nonna, la nonna Agata, un po’ per via dell’angoliera, un po’ perché lei indossava sempre un grembiule rosa salmone, e un po’ per i modi: entrambe sapienti e rugose ti scrutano da un angolo sedute sulla loro poltrona preferita, sempre accanto alla finestra, e la sera, mezze addormentate, guardano un film con te.
Appoggiata a terra c’è una cassapanca, o meglio, un armadietto che, forse per rendersi più utile, si è disteso a pancia in su. Poco più in là un freezer, nascosto da un elegante foulard ghepardato che richiama il copriletto.
Il muro è un po’ sporco forse, ma è in grado di raccontare numerose storie.
Me ne vado con gli occhi sognanti, il lampadario è davvero brutto: mi piace!
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Un pensiero su “Descrivere lo stesso luogo da un punto di vista positivo e negativo

  1. Quando me avevi letto le tue due brevi, ma intense descrizioni, mi erano davvero piaciute, ora le ho ritrovate qui, nel tuo blog e posso dirti che sono veramente stupende!Vorrei proporle in classe per spingere i bambini a scrivere nella speranza che diventino bravi come te. Spero di leggere ancora del tuo!!!

    Tempo fa mi avevi letto due tuoi brani, una noia….non sono nemmeno riuscita a seguirli con attenzione. Ora me li ritrovo scritti qui: due righe per il primo, una e mezzo per il secondo e zzzzzzzz mi sono addormentata!!!

    Ah ah ah!!!!!

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